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La generazione dei senza

senza futuro

La generazione dei senza

Uscita a tema – “Per me Uragano Elettrico è”

Articolo di Marta Viazzoli

Per me Uragano è un modo per dire “il futuro esiste perché esistiamo noi”

Ho diciannove anni, classe 1996.
Sono figlia della crisi economica, della disoccupazione, figlia dell’instabilità politica, della dipendenza da internet, del conflitto israeliano palestinese.
Faccio parte di quella generazione cresciuta con i pokemon , con le videocassette, con albero azzurro, col game boy, con le big babol, con messenger; di quella generazione che ha imparato a contare le monete negli anni in cui si passava dalla lira all’euro, di quella generazione che ,quando in televisione trasmisero in diretta il crollo delle torri gemelle, piagnucolava per l’interruzione della melevisione.
Siamo la generazione dei “senza”: giovani senza ambizioni, giovani senza lavoro, giovani senza futuro.
Siamo la generazione del condizionale presente.
Dicono di noi che siamo immaturi, superficiali, maleducati, viziati, pigri, privi di valori. Dicono che non sappiamo come funziona il mondo, che non siamo in grado di costruire legami solidi, che siamo incapaci di dialogare, che non sappiamo cosa sia il sacrificio.
Nel 2007 l’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa definì i giovani “bamboccioni” e invitò le famiglie a buttarli fuori di casa; il viceministro al Welfare Michel Martone chiamò “sfigati” gli studenti che si laureano fuori corso, affermando che fosse migliore la scelta di chi a sedici anni non ha troppi grilli per la testa e punta sugli istituti professionali; la ministra Cancellieri se la prese con i giovani “mammoni” che vogliono “il posto fisso nella stessa città, vicino a mamma e papà”, quel posto fisso che fu definito “un’illusione” dalla Fornero, e “una cosa monotona” da Monti.
Si parla della giovinezza e ancora più dell’adolescenza come se fosse una malattia incurabile e contagiosa.
A voi coetanei chiedo: come vi sentite mentre leggete queste parole?
Io mi sento frustrata, incompresa, sminuita, delusa, sottovalutata.
Indignatevi con me, diciamo loro tutti assieme “noi ce la possiamo fare”, “possiamo farvi cambiare idea”.
Perché Alessandro Magno a 23 anni aveva conquistato metà del mondo allora conosciuto, Leopardi a 21 scrisse “l’Infinito, Mozart a 13 suonava davanti a imperatori e papi, ma ventitré anni è anche l’età che avevano Sergei Brin e Larry Page nel 1996, quando si preparavano a cambiare il nostro mondo, lanciando l’anno dopo Google, è l’età che aveva Mark Zuckerberg, nel 2007, quando annunciò il lancio di Facebook , Christopher Paolini aveva quindici anni quando scrisse Eragon, un libro che ha venduto trenta milioni di copie.
E questi sono solo alcuni dei nomi più noti ma ci sono anche Adriana ed Enrica, siciliane, cinquant’anni in due, che stanno sviluppando nanotecnologie per ricavare tessuti dalle bucce degli agrumi, che altrimenti finirebbero al macero, della loro terra, tanto bella quanto dilaniata dalla crisi; Filippo e Marco, due ragazzi giovanissimi, che nonostante la crisi editoriale, hanno messo in piedi delle librerie-baite nel parco nazionale della Val Grande, riuscendo a conciliare la passione per i libri e l’amore per la natura; Raul, 20 anni, napoletano, ha creato insieme a sua sorella una startup per comparare i prezzi dei vari servizi di trasporto e Monica, anche lei studentessa universitaria che ha fondato un’impresa per aiutare famiglie che cercano baby-sitter.
Di ragazzi come Adriana, Enrica, Filippo, Marco, Raul e Monica ce ne sono tantissimi, sono quegli stessi ragazzi che chiamano bamboccioni, sfigati e mammoni, quei ragazzi che continuano sentirsi ripetere “se vuoi fare qualcosa di buono nella tua vita, non puoi farlo qui” quei giovani che hanno negli occhi l’entusiasmo e nel cuore la voglia di vivere, di vedere il mondo, di lavorare e di sporcarsi le mani per un sogno nonostante la crisi economica, la disoccupazione, l’instabilità politica, la dipendenza da internet, il conflitto israeliano palestinese; nonostante i pokemon , le videocassette, l’albero azzurro, il game boy, le big babol, messanger.
Tutti insieme dovremmo alzare la voce per dire che il futuro esiste perché esistiamo noi, che nel mondo di oggi le possibilità sono infinite, che tra cento e mille anni gli uomini leggeranno, ascolteranno, studieranno i capolavori che noi scriveremo e comporremo.

Noi giovani dobbiamo essere i primi a reagire perché soprattutto noi abbiamo la forza e l’urgenza di farlo e dobbiamo pretendere un futuro nuovo, libero, pulito in cui veder riconosciute le nostre capacità.

I nostri nonni non avevano la possibilità di viaggiare con facilità, i nostri genitori per fare una ricerca non avevano a disposizione google, noi abbiamo innumerevoli strumenti di conoscenza e infinite strade da percorrere e non possiamo permetterci di stare fermi adducendo come scusa la crisi, perché avere delle possibilità significa anche assumersi delle responsabilità.

Lo diceva Sant’Agostino molti anni fa’,”Nos sumus tempora: quales sumus, talia sunt tempora”, “l tempi siamo noi; come siamo noi così sono i tempi.”
Non sono i tempi che ci rendono quelli che siamo, ma viceversa, noi dobbiamo fare i tempi, noi dobbiamo togliere quel “senza” e diventare la generazione dei “con”, noi dobbiamo smettere di usare il condizionale ed iniziare ad usare verbi al futuro.
E sarò impopolare a dire tutto questo nell’era della lamentela, ma sono certa che Mario Calabresi ha ragione quando scrive: “Chi predica l’entusiasmo si assume il rischio di provocare reazioni di fastidio, spesso viene guardato con sospetto perché rompe il fronte del malumore, ma rischia anche di dare coraggio a qualcuno, e questo è un rischio che vale la pena correre.”

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Discussione

4 pensieri su “La generazione dei senza

  1. Ciao Marta, sono Franco Sabatini, grande amico di tuo nonno Cesare che sapeva scrivere bene quanto te.
    No. Ci ho ripensato: scrivi meglio, dati i tuoi 19 anni !
    Complimenti anche ai tuoi genitori……

    Pubblicato da lanfranco sabatini | 14 marzo 2015, 23:14

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  1. Pingback: Vivere non è respirare .. ma farsi sentire e contribuire al cambiamento. | L'Eccellenza nel progettare il cambiamento - 14 giugno 2015

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  3. Pingback: Uscita a tema – “Per me Uragano Elettrico è” 13.03.2013 – 13.03.2015 | URAGANO ELETTRICO - 13 marzo 2015

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