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La divina commedia a Roma – III canto

caminoLa divina commedia a Roma – III canto

Testo di Mattia Maglione
Vedi secondo canto

Ormai erano circa le 21:15, di poco a poco si alzavano nella stanza piccoli mormorii e qualche brontolio stridulo della pancia di alcune persone.  Aldo, il padrone di casa, che era un uomo molto alto e grosso, incitò Dante e i suoi amici a fermarsi un secondo e andare a mangiare: “So pronte e braciole, dateve na mossa che se freddano” disse con una voce molto cupa, come di suo solito. Era stata apparecchiata una tavola molto lunga, con circa 20 posti, nonostante Dante e i suoi amici fossero solamente in 16. Simone e Mimmo infatti chiesero perplessi: “Ma sti altri quattro posti per chi sono regà?”, ma nessuno seppe rispondere.  Presto era in tavola un piatto enorme con una fumante grigliata mista di carne e tutti si servirono prontamente. Dante  proseguì raccontando: “Virgilio me aveva spiegato regà, che il fiume che avevamo attraversato se chiamava Acheronte, nfatti pensavo, ammazza che fantasia ao, quello der traghetto se chiama Caronte, er fiume Acheronte! Ma chi gliel’ha datti sti nomi! ‘Abbe Fatto sta che mentre stavamo a camminà, a na certa vedo un cartello. Ce stava scritto “A 100m, Uscita 01-Limbo”, nun sapendo che voleva dì chiesi a Virgilio: ‘Virgì famme capì ma sto cartello indica il ballo? cioè il ballo del limbo? Quello co la stecca che devi passa sotto..’ la mia guida – a parte che m’ha imbruttito troppo! – me fa: ‘No! Il limbo è er primo girone dell’inferno, ce stanno le persone che nun so state battezzate, io infatti… mo te devo portare in giro a te, ma per il resto sto sempre qua, te ricordi Da? Io nun so stato battezzato, Gesù manco era nato!’. Chiarita n’attimello la situazione, abbiamo camminato per un po’, quando regà, ormai stavamo dentro ar limbo e a na certa se incominciavano a sentì tutti sospiri, ma io nun riuscivo a capire chi era! Rca miseria nun avete idea di quanto è buio là sotto cazzo! Improvvisamente ‘n fascio di luce illumina sto posto. Ce stavano un botto de persone regà, ce stava Omero! Ce stavaa.. er vecchio Orazio, pure quell’altro là.. coso.. Ovidio! Mbotto de poeti latini! Virgilio me fa: ‘Li vuoi conosce? Mo te li presento se vuoi! Guarda pure laggiù, li vedi quei due che stanno a fa la schedine? Quelli so Cicerone e Seneca, se giocano sempre tutto e poi nun vincono una mazza, è pure per questo che se trovano qua!’ A me nun me pareva vero.. tutti i miei poeti e filosofi preferiti ce li avevo tutti davanti ao! Così decisi de parlacce un po’, erano pure simpatici,  a parte… Socrate che nun se sa stava mai zitto,  sempre là a parlare di sé e diceva de esse er più intelligente de tutti, c’ha fatto du palle! Mentre io e Virgilio camminavamo a fianco a ste persone famose, ce spunta davanti un castello, racchiuso tipo da 7 cerchi de mura, e difeso da un fiume! Na cassaforte mpratica, ar fiume glie mancavano solo i coccodrilli ao! Virgilio me dice: ‘Fra poco scendiamo nel secondo girone cojò, too dico, appena entramo stai attento a er giudice Minosse.. E’ un po’ rude diciamo’. ‘E’ un coatto allora?’ glie risposi. -‘Non ho detto coatto ho detto rude poi mo lo vedi.. stamo attenti!” . E continuammo a scende.

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