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Cronaca

Malala – giovani che cambiano il mondo

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Malala – giovani che cambiano il mondo

Articolo di Arianna Desideri

12 luglio 2013: Malala Yousafzai  compie sedici anni. Non è solo un’eroina, un esempio, non è solo l’evidente dimostrazione che i giovani possono cambiare la realtà crudele che li circonda. Malala ha avuto occhi per vedere, orecchie per sentire e, soprattutto, una bocca per parlare. Ed ha avuto coraggio, virtù in estinzione. Chi può dire che la piccola donna non abbia avuto paura.. ma ha agito pagando il salato prezzo della ribellione pacifica. Ha spalancato le menti a tanti Pakistani, ha innescato il timore dei cattivi, un terrore così profondo da porla nel mirino della violenza.

Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Voglio solo istruzione. E non ho paura di nessuno.

Malala voleva solo studiare. Voleva apprendere, accedere allo sconfinato mondo della cultura. Perché una penna e un libro possono darti lo spunto per riflettere, la spinta per cambiare, mettono in moto il cervello, l’immaginazione, la consapevolezza. L’istruzione è il nemico di tutti i regimi: tramite l’ignoranza si possono domare le masse, sopprimere le coscienze, assicurarsi potere legittimo.

I talebani hanno paura del potere dell’istruzione, hanno paura del potere delle donne. Per questo uccidono, perché hanno paura.

I talebani nella valle dello Swat proibirono alle donne di accedere allo studio, riportarono una condizione femminile emergente alla primitiva subordinazione e al silenzio. Malala urlò più di loro, si batté per rivendicare il proprio diritto: documentò gli orrori del regime nel suo blog per la BBC senza peli sulla lingua. I talebani scoprirono il suo atto temerario e la annotarono nella lista nera. Di lì a poco ci fu vendetta, ci fu sangue. Malala venne colpita in un attentato: colpi alla testa e al collo da uomini armati saliti sul pullman con cui di solito tornava a casa da scuola. Venne curata a Londra, città che le offrì l’ospitalità necessaria.

Nel giorno del suo sedicesimo compleanno Malala interviene all’assemblea dell’ONU a New York. Perdona ma non lascia la presa. Combatte ancora mettendoci la faccia, non china la testa di fronte alla paura di un nuovo colpo. Indossa lo scialle di Benazir Bhutto lanciando un forte messaggio: non demordo. Ma Malala è ancora qui, è ancora viva, è la netta risposta ad un’oppressione muta che non ammette repliche.

Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo.

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